Musica

Emozione e linguaggio, ordine ed armonia, delicatezza e forza, ma anche forte connotazione scientifica: dalla matematica dei tempi alla fisica con cui le onde del suono si propagano nell’aria, la chimica dei materiali con cui costruire gli strumenti e l’abile capacità liutaistica che li compone la musica, efficace mezzo di raggiungimento della meraviglia, è per me uno dei metodi con cui l’uomo può unire tecnica ed umanità.

La musica, quella di qualità, è uno dei pochi linguaggi capaci di attraversare il tempo senza infragilimenti strutturali, interpretando ed amplificando lo scenario in cui è composta: ascoltare “State of the Nation” degli Industry (anni ’80, 1984) vuol dire inevitabilmente richiamare alla mente i Ray-Ban Aviator a goccia “alla Top Gun”, l’inconfondibile sfiato della valvola wastegate (e l’indimenticabile manometro del turbo in abitacolo!) di un Renault 5 Turbo (rigorosamente rosso, mesdames et messieurs), il periodo dei “nastri” (VHS, Walkman,…), le radio estraibili e le penne Bic in macchina, le cabine a gettoni, le musicassette fatte dall’amico appassionato di musica e l’inevitabile “tuning ammiocuggino” secondo cui “un giro di vite” al carburatore di una Autobianchi A112 l’avrebbe resa un missile su ruote.

La musica diventa quindi luogo mentale e “fisico”, territorio in cui emozione e struttura convivono senza contraddirsi: richiama alla memoria emozioni e momenti che credevamo di aver perduto, ci dona quell’effetto “amarcord” (grazie Nino Rota!) ed, al contempo, richiede precisione, metrica e tecnica.

Dapprima per interesse personale, poi dietro ai microfoni di una web radio, poi ancora come tecnico ed aiuto regista di uno spettacolo teatrale, poi ancora dietro ai microfoni di un’altra web radio, negli anni ho avuto modo di sperimentare “dietro ai mixer” e “dietro ai microfoni”, alla continua ricerca del miglior compromesso tra qualità del prodotto finito e “peso” di memorizzazione: mi sono gradualmente informato sui differenti formati di memorizzazione, ho sperimentato per anni sugli equalizzatori (sia fisici che digitali) e tutt’ora sono ancora alla ricerca “del suono perfetto” che, per quanto mi riguarda, non può rappresentare un mero funambolismo tecnico ma deve richiamare vividamente all’emozione ricercata durante l’ascolto (e, anche, alla sicurezza acustica, evitando severi danni timpanici…).

Oggi, in un mondo dominato dalla velocità e da un “anticonformismo conformista”, la musica rimane uno dei pochi spazi in cui possiamo rallentare o accelerare a nostro piacimento, senza dover rendere conto a nessuno: è un laboratorio emotivo, un esercizio di ascolto e di miglioramento, un modo per conoscere e migliorarci abbracciando le tecnologie digitali, che hanno ampliato le possibilità espressive, ma non hanno cambiato l’essenza stessa dell’ascoltare.

Forse, in conclusione, è proprio questa “ribellione” agli standard attuali che rende la vera musica (non alcune delle stereotipatissime canzonette d’oggi giorno, riempite di autotune per coprire l’imbarazzante volontà di produrre voci inesistenti con testi volgari, ridicoli e assolutamente privi di valore aggiunto per l’umanità) uno strumento di liberà interiore: ricordarci che, anche nel rumore del mondo, esiste sempre una melodia capace di riportarci a casa, una melodia in cui i silenzi hanno lo stesso significato dei suoni, una melodia in cui l’equilibrio tra tecnologia ed umanità è implicitamente presente nell’atto stesso.

Edoardo Maria Bini